Teleferica
Monti di Croveggia
E’ dagli anni 70 che questa piccola teleferica, dall’aspetto un po’ vintage con la sua cabina unica, fa rivivere i Monti di Croveggia.
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Informazioni
In un contesto che stava rapidamente mutando, verso la fine degli anni cinquanta nacque l’idea di rivitalizzare la nostra montagna.
E’ dagli anni 70 che questa piccola teleferica, dall’aspetto un po’ vintage con la sua cabina unica, fa rivivere i Monti di Croveggia.
In una decina di minuti si sale da Camorino ai Monti di Croveggia, un punto di partenza per numerose passeggiate.
Da qui si possono raggiungere anche cime interessanti come il Pizzo di Corgella o il Camoghè, agevolati dai ca. 600 m di dislivello fatti con la teleferica.
La cabina è in funzione da marzo a novembre, porta 4 persone, un massimo di 12 persone possono salire in un’ora.
In alternativa, dalla strada forestale zona Minerva si puo’ salire anche a piedi in ca. 60 min.
Tanti affezionati si trovano ogni anno nel mese di giugno per la Festa della Teleferica.
Partenza: Camorino (310 m.s.m.)
Arrivo: Monti di Croveggia (920 m.s.m.)

1800 – 1900
Il 1° giugno 1825, una dozzina di proprietari dei monti diede vita a una forma di
fratellanza comunitaria, finalizzata alla gestione collettiva delle risorse dell’alpeggio.
In quegli anni, anche i boschi erano intensamente sfruttati, come testimoniano i
numerosi resti di carbonaie ancora oggi visibili nel paesaggio.
La pressione sugli ecosistemi fu tale che l’orso, un tempo presente sulle pendici del
Camoghè, scomparve definitivamente. L’ultimo esemplare in Ticino, oggi
conservato presso il Museo cantonale di storia naturale, fu abbattuto proprio nel
territorio circostante del Camoghè nel 1891.
Questa forma di gestione collettiva perdurò fino a circa il 1870.
La vita in montagna era dura e isolata.
Tra il 1880 e il 1890, con la canalizzazione del Ticino e la bonifica del Piano di
Magadino, la vita della comunità — anche per gli abitanti di Camorino — subì una
trasformazione radicale. I monti persero progressivamente la loro centralità
economica, pur rimanendo profondamente radicati nel cuore dei proprietari.

1950 – 1960
Negli anni ’50 del Novecento iniziarono i primi interventi di recupero delle
infrastrutture. I materiali venivano trasportati a spalla o con l’ausilio di muli.
Nel 1960, un filo a sbalzo, precedentemente utilizzato per il trasporto del fieno,
venne riconvertito per usi edilizi grazie a un motore a scoppio trasportato a spalla
fino a Croveggia. Questo sistema permetteva di movimentare fino a 100 kg in circa
20 minuti.


1960 – 1970
Nel decennio successivo, i proprietari unirono le forze per realizzare un impianto più
moderno ed efficiente. Nacque così il progetto di una teleferica con una capacità di
trasporto fino a 400 kg.
Nel 1961, il Consiglio di Stato decretò la creazione di un consorzio di utilità pubblica
per la realizzazione e la gestione dell’infrastruttura: nacque il Consorzio Teleferica Monti di Croveggia.
La teleferica fu inizialmente concepita come strumento per il rilancio
dell’agricoltura di montagna e per la costruzione di un acquedotto. Verso la fine
degli anni ’60, il progetto venne ampliato includendo anche il trasporto di persone.
Nel 1971, la teleferica ottenne l’autorizzazione definitiva di esercizio.
Fin dall’inizio, l’infrastruttura suscitò l’interesse e l’adesione del Comune,
consolidando il suo ruolo centrale per il territorio.
Nacque così la teleferica dei Monti di Croveggia, attiva da oltre cinquant’anni e
tuttora funzionante con efficienza e sicurezza.

2025
Oggi, pur mantenendo la sua funzione originaria, la teleferica è stata chiamata a
rinnovarsi per adeguarsi alle normative vigenti.
Per questo motivo, la forma giuridica è stata aggiornata e si è proceduto a un
importante investimento: il precedente Consorzio Teleferica Monti di Croveggia è
stato trasformato in una società cooperativa.

2026
I Monti dell’antico alpeggio di Croveggia si preparano ora a una nuova fase di
sviluppo, con l’obiettivo di ampliare l’offerta di svago a favore di un turismo
consapevole, rispettoso e alla ricerca di una natura autentica e intatta e della
comunità.
